La
collezione Vagliasindi è una tra le più
importanti testimonianze archeologiche della zona
etnea. Nata da scavi effettuati dal Barone Paolo
Vagliasindi nelle sue proprietà di Contrada
Sant'Anastasia, la raccolta è composta in grande
maggioranza da reperti vascolari, tutti di età
greca, che coprono un arco di tempo dal VI alla
fine del IV secolo a.C. Sono stati catalogati 700
reperti ceramici di età greca, 70 reperti
bronzei greci e romani, 17 reperti in ferro
greci, romani e medievali. Il gruppo di di
ceramiche più antiche è costituito dalla
produzione corinzia, trasportatta massicciamente
in Sicilia fin dai primi momenti della
colonizzazione greca. La caratteristica di questo
vasellame è costituita dal colore lievemente
verde dell'argilla e dalle forme usate, come
l'aryballos (vaso di piccole dimensioni per
profumi ed oli) e la pisside (vaso con coperchi
per cosmetica). Alla fine del V secolo è da
porsi il vaso più celebre della collezione:
l'oinochoe Vagliasindi. La sua importanza è
legata sia alla particolare finezza con cui sono
rappresentate le figure della decorazione, nella
tecnica delle figure rosse, sia alla rarità del
mito rappresentato, cioè quello delle arpie che
puniscono il Re cieco Fineo, al cui soccorso
giungono i Boreadi. Tra le opere più famose
della collezione vanno ricordate le quattro
heliches (fermacapelli) in lamina aurea desinenti
a testa d'ariete, oggetti di alta oreficeria di
età ellenistica, e ikl medaglione in lamina
aurea con la testa di Eracle coperto dalla
leontè (la pelle del leone Nemeo ucciso durante
una delle sue fatiche).
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